E dove altro dovremmo andare?

C’è un aspetto, nella storia del matrimonio tra due uomini che è stato riconosciuto dal tribunale di Grosseto, che mi ha colpito particolarmente.

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Non è tanto nella storia in se, visto che probabilmente la decisione non è legittima. Dico questo perché un atto legale straniero deve essere riconosciuto valido in Italia dopo verifiche normative.

Pensiamo alle lauree. Molte nazioni le vendono letteralmente, e mandano bei fogli di carta con tanto di bolli e firme. Ovvio però che l’Italia non può riconoscerne il valore legale qui solo perché sono valide nell’altro stato. Va fatto un percorso di verifica della serietà dell’atto e di ratifica della validità del titolo. A maggior ragione se è una cosa che, piacente o meno, va contro il nostro attuale ordinamento legale.

Non è questo il punto. Il punto è stata la reazione della CEI, anzi andando ancora più in dettaglio le parole utilizzate nella reazione della CEI.

Hanno detto infatti

Il tentativo di negare questa realtà per via giudiziaria rappresenta uno strappo, una pericolosa fuga in avanti di carattere fortemente ideologico.

Tralascio che la realtà è quella per loro, ora non so se le parole sono state dette d’impeto o pensate.
In ogni caso è molto interessante il loro uso.

Perché quello che mi sono chiesto è: se non dovremmo andare avanti, dove altro dovremmo andare?

C’è da capire quindi i vescovi cosa intendono per fuga in avanti.

Sì perché se è una cosa per loro positiva, allora in quelle parole c’è l’accettazione di un naturale (e non uso questa parola a caso…) progresso dei diritti civili di tutte le nazioni che si dicono, almeno a parole, democratiche.

Se è una cosa negativa, allora loro si mostrano come una forza non conservatrice (cioè che mira al mantenimento dello status quo attuale), ma addirittura retrograda, cioè che vuole tornare indietro. Alla messa in latino, ma anche al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, all’aborto fatto dalla vecchia del paese con un asciugamano e una stampella di ferro.

Spero vivamente che sia la prima di queste ipotesi. Perché è avanti che dobbiamo andare, e prima o poi, nonostante la loro resistenza, ci arriveremo.

Dove altro dovremmo andare se no?

Dov’è il volo MH370?

Volare è forse l’attività più lontana che possa fare un essere umano, e tecnicamente quella che è stata più difficile da raggiungere.

Forse per quel motivo volare genera una fortissima emozione sulle persone. Positiva o negativa che sia.

Personalmente propendo per l’entusiasmo. Volare ad una cifra ragionevole, su apparecchi enormi, su distanze enormi per arrivare in tempi piccolissimi laddove ci sarebbero voluti giorni e giorni di viaggio. Avere protocolli e regole uguali in tutte le nazioni, e cooperare per monitorare e supportare milioni di persone in volo ogni momento della giornata, compresi i 5000 aerei in volo in questo momento.

Flight Radar
E quando gli USA si svegliano saranno 2000 di più.

Penso sia uno dei più grandi traguardi compiuti dall’umanità, secondo forse solo ad Internet.

Per questo forse, nonostante volare sia uno dei modi più sicuri di spostarsi, ogni storia che riguarda un incidente aereo affascina, spaventa e cattura.

Se poi la storia di un incidente diventa un mistero, allora tutto viene amplificato, compresa la nostra curiosità e la nostra paura.
Questo è il caso del volo Malaysian Airlines 370.

La storia la sapete tutti, ed è proprio l’alone di mistero che la rende unica. Non è un incidente a terra come le tragedie di Tenerife o Linate, non è una caduta o un dirottamento. Non è nulla perché ancora non si sa dove sia l’aereo.

L’incertezza è quello che colpisce di più, proprio perché è la chiave che rende unica la paura del volo. Usando un qualsiasi mezzo di trasporto, anche uno simile come rischio come la nave, non si ha una così completa incertezza sulla propria situazione.

Chiunque abbia volato sul polo, sulla sterminata Russia o sull’Atlantico sarà stato colpito prima o poi da un senso di disagio.

E se succede qualcosa?

La paura nasce proprio dal fatto che il passeggero non può vivere al di fuori del mezzo. Questa è la caratteristica unica dei voli aerei.

Certo, anche in caso di naufragio di un transatlantico sperduto lì nel centro della mappa qui sopra non ci sono molte possibilità di salvarsi, ma l’acqua è familiare, la conosciamo, ci abbiamo nuotato dentro e in certo senso fa parte della nostra natura.

Volare no. L’uomo non può volare e non può vivere se non dentro quel bestione pesantissimo che sta lassù in aria.

Non c’è possibilità di fuga e non c’è nessun conforto visivo sulla situazione se non un monitor che mostra una rotta disegnata e dei dati che ci dicono poco. L’unica certezza è il pilota, l’unico di cui possiamo fidarci è lui e a in lui e nell’equipaggio mettiamo realmente in mano le nostre vite.

Se c’è un leggero brivido che passa in ogni fase di atterraggio, anche ai più entusiasti del volo come me e soprattutto quando ci sono condizioni meteo avverse, l’idea di una sparizione improvvisa durante il volo di crociera terrorizza (e quindi di riflesso affascina) molte persone.

Può un aereo scomparire?

Ovviamente sì, è già successo e anche di recente.

Il volo Air France 447, da Rio de Janeiro a Parigi, entrando in una zona climatica critica subì un danno agli strumenti di bordo. Questi fornirono informazioni errate e allarmi ai piloti che non potettero fare nulla, mentre l’aereo andava in stallo e si schiantava nell’oceano, in piena quota di crociera.

Ci vollero due anni per trovare i resti, proprio perché non c’erano tracce radar né segnalazioni da bordo, e un altro per chiudere l’analisi tecnica dell’inchiesta.

Ma eravamo nel 2009, i social network e la necessità di informazioni H24 non erano così sviluppate come ora.

Il volo MH370,  quindi sta avendo ancora più amplificazione di quanto successo al 447, anche se la situazione al momento è la stessa: non sappiamo dove sia l’aereo.

Anche per quanto riguarda il problema di localizzazione, ora siamo tutti abituati ad essere tracciati costantemente (NSA docet), e quindi si fa ancora più fatica a comprendere come sia possibile perdersi un Boeing 777, uno degli aerei più sicuri mai costruiti, da qualche parte in un pianeta osservato costantemente da migliaia di sensori, dispositivi e nazioni.

Uno degli esperti di volo che apprezzo di più è Patrick Smith, autore del fantastico Cockpit Confidential, una vera bibbia di informazioni per gli appassionati di volo.

Smith ha anche un blog, e ha naturalmente affrontato il tema del volo MH370. Sulla localizzazione dice

People keep asking “how can a plane simply disappear?” It’s an idea that doesn’t seem to compute in an age of instant and total connectivity. But consider: if somebody yanks the power cord out of your computer, suddenly all the wonderful immediacy and connectivity of the internet is effectively vanished. Similarly, all of the fancy equipment in a 777′s cockpit is only useful if it’s actually running. Thus, together with an absence of primary radar over much of the ocean, the idea that a plane can disappear becomes a lot more conceivable.

In sintesi, se gli strumenti non funzionano o vengono spenti, e se si è in una zona in cui non c’è contatto con un controllore di volo, l’aereo scompare.

Anche perché Smith ricorda sempre che

As the old adage goes: you aviate, navigate, and communicate — in that order. And so, the fact that no messages or distress signals were sent by the crew is not surprising or an indicator of anything specific.

Quindi finché non si trova la scatola nera, e anche qui le polemiche non mancano, sarà difficile ricostruire alcunché.

Sì ma le ricerche?

Le ricerche sono molto difficili, quando l’area dove guardare è quasi sconosciuta, o comunque è una cosa del genere

Area ricerche
Fonte Wall Street journal

Inoltre non sapendo cosa sia successo a bordo, e non avendo ovviamente dati provenienti dall’aereo, tutte le strade sono aperte. Comprese quelle che abbia volato per ore dopo essere scomparso (sì, ma dove?), e quelle para-complottistiche che possa essere arrivato, dirottato ovviamente, addirittura in Corea del Nord.

Certo è improbabile che l’aero possa essere atterrato da qualche parte senza che nessuna delle nazioni coinvolte lo abbia visto sui propri radar di monitoraggio del territorio. E soprattutto è improbabile che possa essere stato dirottato in Corea del Nord senza che la Cina lo sappia.

Sì perché dei 227 passeggeri del volo, ben 154 erano cinesi. Quindi è difficile pensare che la Cina copra in qualche modo o per qualche motivo la scomparsa di così tanti suoi cittadini.

Smith, sempre cauto nelle analisi come ogni buon pilota dovrebbe essere, dice però molto chiaramente quello che pensa

I hate to say it, and to violate my own anti-speculation rule, but it’s looking more and more like something very strange, and possibly nefarious, is behind the disappearance. A hijacking, perhaps, that ultimately ended in disaster somewhere in the South China Sea.

Anche perché, ad aggiungere mistero al giallo dell’aereo scomparso, si aggiunge la storia dei due passeggeri con passaporti rubati. Uno di questi aveva anche interessato l’Italia visto che un passaporto rubato era italiano.

Inoltre, visto l’hype mediatico il gossip c’è sempre, ci si mettono anche gli articoli sulla personalità del comandante. Festaiolo e donnaiolo, quasi uno Schettino malese.
Questo non depone di certo a suo favore, visto che 9 su 10 un incidente viene causato o amplificato (ovviamente) da un errore umano.

La sicurezza in volo

Come detto, l’aereo resta il modo più sicuro ed efficiente di spostarsi. Ma paradossalmente resta quello che più genera timori, paure e incertezze, proprio per lo scarso controllo (o la scarsa percezione del controllo) che un passeggero ha quando si leva da terra.

La sicurezza aerea, le sue procedure, metodi e strumenti hanno però una fantastica capacità di imparare dai propri errori. Forse più di qualunque altra disciplina. Anche per questo gli aerei sono così sicuri ed efficienti. Gli incredibili disastri di Tenerife e Linate, che ho citato prima, hanno cambiato drasticamente le procedure di sicurezza mondiali.

Probabilmente impareremo molto dal volo MH370, se e quando sapremo qual è stata la sua storia.

Osterie senza osti e ciambelle senza buco

Va tanto di moda, quindi faccio pure un po’ di fact-checking da tastiera e mouse.

In questi giorni ha fatto parecchio scalpore la storia della cartella esattoriale mandata da Equitalia all’Osteria senza oste a Valdobbiadene.

Osteria senza oste
Osteria senza oste – Foto La Stampa

Le prime descrizioni e le prime foto hanno subito fatto gridare al solito scandalo dello stato tartassatore e della crudele vampira Equitalia.

Si parlava infatti di economia del dono, di solidarietà tra viaggiatori e produttori locali, chilometri zero, autoproduzioni, lieviti madri, uva schiacciata coi piedi puzzolenti e tutta la solita sbrodolata del sapere nostalgico (come lo chiama Antonio Pascale). Tutta roba finta e mai esistita, ma che piace tanto e fa fighetto.

Il tutto ovviamente condito dalle affermazioni dell’oste assente, ovvero il proprietario della struttura.
Sempre sulla Stampa (evidenziazioni mie)

De Stefani ogni mattina porta in incognito i prodotti freschi del giorno come pane cotto a legna e uova sode. Accende il fuoco d’inverno, lava piatti e bicchieri usati, affranca e spedisce le cartoline scritte dai passanti e lasciate sui tavoli. I salami sono appesi. Le bottiglie di vino sul tavolo, da aprire e gustare. «Io non ci sono mai perché il padrone di casa modifica le emozioni delle persone. Ma è come se le conoscessi tutte, perché leggo le dediche da tutto il mondo: Argentina, Giappone, Inghilterra, Namibia, Porto Rico…». Quasi impossibile arrivarci perché non ci sono insegne. «So di gente che ci ha messo tre anni per trovarla. Molti si fanno accompagnare da chi ci è stato» ammette il titolare.

Ecco, qui cominciano a non quadrare le cose. Sì perché “gente che ci ha messo tre anni per trovarla” stona un pochino con la pagina dell’Osteria su Tripadvisor

Con tanto di mappa e certificato di eccellenza!
Con tanto di mappa e certificato di eccellenza!

Ma un altro indizio, di quelli che tolgono ogni dubbio, lo si ha con questo articolo di Dissapore sulla vicenda della cartella all’Osteria.

Basta vedere le foto

Cartello Osteria
Foto Dissapore
Interno osteria
Foto Dissapore

Altro che mezzo casolare abbandonato con il povero pastore che porta i prodotti. Qui c’è proprio una struttura ragionata, manutenuta e molto ben avviata.

Ma senza scontrino.

Infine, come ciliegina, i due commenti di Anna e Daniele, sempre su Dissapore

La prima volta ci sono stata parecchi anni fa’ ed era ancora un posto “vivibile”.
Col tempo la cosa si è ingigantita, ormai è un posto preso d’assalto che ha perso quel senso di oasi di pace.
Mi dicono che ultimamente il Signor Oste fosse bello presente e che pretendesse il pagamento del valore (spropositato a mio parere) scritto sulle confezioni cibi e bottiglie.Così dicono.
Lo sapevo che la Finanza prima o poi sarebbe arrivata.

Sacrosanto, ormai l’oste c’è eccome e controlla a modi guardia giurata che si inserisca esattamente l’importo indicato per ogni singola cosa, prezzi fra l’altro spropositati anche per un attività commerciale normale, per cui non vedo seriamente il motivo perché non dovrebbero pagare le tasse come noi poveri mortali

Commenti che sono in linea con le recensioni negative su Tripadvisor

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Va benissimo incazzarsi, ma da qui a prendere questo caso come esempio di stato prepotente che vessa i poveri cittadini ce ne vuole.

Qui il buco della ciambella si vede benissimo.

Bastava Google

Antonio Gentile è coinvolto in una delle storie più incredibili e allo stesso tempo affascinanti di questi ultimi giorni.Antonio Gentile

Il figlio, come tanti figli di papà di potenti locali o nazionali, è coinvolto in una storia abbastanza sgradevole. Lui, come tanti papà potenti locali o nazionali si preoccupa di non lasciar fuoriuscire questa storia.

Fin qui nulla di che, se non il sapore un po’ antico del buon nome della famiglia, soprattutto al sud.

Infatti lo “scandalo” non sarebbe stato a livello nazionale, ma ricondotto in una cerchia molto locale. Il giornale coinvolto, quello che aveva in canna lo scoop sul figlio del noto senatore locale, era infatti l’Ora della Calabria. Quotidiano che penso nessuno abbia mai sentito, se non quelli che frequentano quelle zone.

La storia comincia a diventare affascinante quanto si inizia a muovere la macchina del potere per fermare la diffusione della notizia. Come al solito queste cose non avvengono mai direttamente, ma sempre per vie trasversali, tramite amici di amici, che conoscono amici che casualmente conoscono l’editore dell’Ora.

Ma Luciano Regolo, il direttore dell’Ora, è un bravo giornalista che sa fare il suo mestiere (cit.), e quindi resiste alle pressioni dicendo che no, l’articolo uscirà perché la notizia c’è.

Ed ecco il momento in cui la storia vira dal fascino all’incredibilità.

L’editore chiama lo stampatore del quotidiano e fa bloccare le rotative!

Come se fossimo ancora ai primi del novecento, quando l’unica fonte di notizie e collegamento tra le persone era la stampa fisica di un po’ di inchiostro su un pezzo di carta, questi pensavano che facendo così, simulando il solito guasto, nulla sarebbe uscito dalle stanze fumose della redazione.

Il giornale non è uscito, vero, ma trenta secondi dopo il direttore ha acceso il suo pc e ha scritto sul sito tutta la storia. Che è stata rimbalzata, ripresa, derisa e commentata su tutti gli altri organi di informazione, social network, televisioni e radio

Trasformando quindi quella che poteva rimanere come una semplice storia locale in un caso nazionale sulla libertà di stampa.
E sui ridicoli metodi per cercare di fermarla, aggiungerei io.

Tutto questo succedeva circa il 20 febbraio. Una settimana dopo Gentile viene nominato sottosegretario ai trasporti nel “nuovo” governo Renzi.

Ovviamente succede un casino, il PD e i giornalisti insorgono, il Fatto Quotidiano ci sguazza, e alla fine Gentile si dimette.

Politicamente, alla fine di questa assurda storia italica, chi ne esce vincitore è però Alfano, non Renzi.
È Alfano infatti che sacrifica un suo sottosegretario che, di fatto, non risulta indagato né aver fatto nulla di illegale. È Alfano che oggi può dire con orgoglio “prima viene l’Italia”.

Ma Renzi, che sta sempre a twittare che legge i dossier di prima mattina, Renzi che ha fatto una campagna sul punto di governo giovane. Renzi che sicuramente si sarà messo d’accordo con Alfano per avere una lista di nomi da assegnare a NCD, che comunque ne ha diritto a dei componenti perché appoggia il governo.

Renzi che quei nomi li avrà letti e avrà anche discusso per scremarli un po’. Renzi che poteva anche mettere un veto su questo nome, avendo un minimo di lungimiranza politica per capire cosa sarebbe successo.

Non ci voleva molto a sapere chi era Gentile e che cosa era successo proprio qualche giorno prima.

Bastava Google.

Dario Franceschini, ministro dei Rapporti con il Parlamento, sul Messaggero di oggi:

Due disegni di legge. Il primo, di modifica costituzionale, per introdurre il monocameralismo e la riduzione dei parlamentari. Il secondo per introdurre una nuova legge elettorale, bipolare, maggioritaria, a doppio turno: di collegio o di coalizione si vedrà.

Immagino questo dilemma di alto livello come interessi il 30% di Italiani che lotta per non finire in povertà.

Ha ragione Alessandro Milan, già mi vedo stamattina i bar pieni di gente che prende il cappuccino e si accapiglia sul monocameralismo a doppio turno di coalizione.