Predire i terremoti

Metto subito un disclaimer perché chi mi conosce sa che I’m allergic to bullshit, quindi niente gas sotterranei, movimenti lunari o altre baggianate magiche. Parliamo di cose serie.

Qualche giorno fa c’è stato un brutto terremoto in California, in una zona diventata famosa tra gli amanti del vino: la Napa Valley.

napa barrels

Il sisma ha provocato grandi problemi dal punto di vista infrastrutturale, ma fortunatamente pochi da quello umano.
Anzi c’è anche chi si diverte, nonostante tutto

California Earthquake
AP Photo/Noah Berger

Questo terremoto ha però significato anche un passo avanti molto importante nella difficilissima scienza di analisi e prevenzione da eventi come questo.

Sì perché, come descrive questo articolo del Time, lo US Geological Survey (l’agenzia governativa statunitense che studia il territorio, le sue modificazioni e i rischi che lo minacciano) era riuscita a identificare sia il terremoto sia la sua magnitudo.

Ed era riuscito a farlo sei secondi prima che il terremoto avvenisse.

usgs earthquake

Questo perché il programma sperimentale (attualmente è in beta) dell’USGS, svolto in collaborazione con altre università degli Stati Uniti permette, tramite una serie di sensori dislocati su tutto il territorio, di analizzare le prime onde che arrivano e calcolare quello che sta per succedere, inviando un allarme.

Ovviamente più ci si allontana dall’epicentro più si avrà tempo, perché il sistema funziona quando il terremoto parte.

E, no, non si può prevedere dove partirà.

In questo modo però si può attivare tutto un sistema di allarmistica sul territorio e tutta una serie di procedure, che devono essere conosciute e sperimentate dalla popolazione, che permetterebbero comunque di fare una serie di azioni preparative o portarsi in una posizione in cui il rischio è minimizzato.

Sei secondi vi sembrano pochi?
Provate ad attivare il timer del vostro telefono e vedete.

Oppure provate a contare:

uno

due

tre

quattro

cinque

sei

In sei secondi si possono fare un sacco di cose.

In sei secondi

  • ci si può rifugiare sotto ad un tavolo
  • si può far fermare un ascensore al piano più vicino e far uscire la gente
  • si può interrompere l’attività in una sala operatoria
  • si può fare uno shutdown di un sistema critico per non perdere dati
  • in strada si può andare in mezzo ad una piazza invece che sotto un palazzo
  • si possono far fermare i treni

E tutto questo non è fantasia come una miracolosa analisi di gas sotterranei di chissà quale pozzo, è una realtà che si può attuare già ora. Con sensori, sistemi di analisi, allarmi e soprattutto, non mi stancherò mai di dirlo, esercitazioni e formazione per la popolazione.

Sì perché gli Stati Uniti, anche se noti per la loro attesa del Big One, non sono i più evoluti in questo tipo di scienza.

C’è il Messico, dove Time stesso ricorda che ad aprile i residenti di Città del Messico ebbero un minuto prima l’avviso di un terremoto di magnitudo 7,2 a 170 chilometri dalla capitale.

Oppure c’è il Giappone, dove da tanti anni si investe in tecnologia ed organizzazione come d’eccellenza per la cultura nipponica. Dove l’allarme viene inviato ai telefonini (anche se spenti e anche se in modalità aereo) che svegliano tutti se sta per succedere qualcosa.

Dove, tanto per capirci, succede questo.

Questo è uno Shinkansen, un treno-proiettile ad alta velocità che si ferma prima di entrare in stazione perché c’è un terremoto in arrivo. Non si nota bene dalla telecamera perché lo stabilizzatore lavora, ma si vede benissimo tremare tutto.

Poi ad allarme concluso prende e riparte. Come se nulla fosse successo.

E tutte queste cose sono fatti scientifici concreti, reali e applicabili, che possono proteggere e salvare delle vite.
Questi sono i meccanismi che dovremmo tutti lavorare e impegnarci per far si che vengano implementati e applicati.

Non ho parlato della situazione italiana e lo faccio marginalmente in conclusione, prendendo le parole del fisico Andrea Aparo Von Flüe, in questo articolo sul suo blog del Fatto Quotidiano, scritti dopo le vicende giudiziarie post-terremoto de L’Aquila

Un terremoto non è una catastrofe, è un evento naturale. La catastrofe è che non si rispettano norme e procedure, mancano i controlli preventivi. La macchina dello Stato non funziona. Poi si cercano i colpevoli. Quando è tardi, quando in tanti, troppi, piangono.

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