Quali sono le mie fonti

Pubblicando e commendando, su questo blog, su Twitter o su Facebook articoli, notizie e altre informazioni, spesso mi viene chiesto dove trovi i vari articoli, curiosità e informazioni?

Ecco quindi il post in cui tento di elencare (e spiegare) dove leggo o trovo le informazioni varie che poi pubblico in giro.

L’elenco non ha un ordine particolare, né di importanza né di priorità, vanno tutte bene lo stesso.

Google

Magari vi sembrerà strano o banale, ma la prima fonte non può che essere un motore di ricerca.
Questo perché un’idea, una domanda o la ricerca di un informazione sul web non può che partire da una query su Google e da una lettura di quello che viene mostrato.

Il web mette in contatto centinaia di milioni di persone, e quello che ho capito quasi subito è che se hai un’idea o un problema su Internet trovi decine di persone che quell’idea l’hanno sviluppata prima di te o che hanno avuto, e forse risolto, quel problema prima di te.

Quindi non può esserci altro inizio che non una ricerca, ad esempio, perché i semafori sono in verticale, o perché il numero 1 del telefono non ha lettere.

Naturalmente gran parte delle domande viene soddisfatta, almeno superficialmente, venendo rimandati da Google su Wikipedia.

Newsletter

Ai nativi digitali, ma a dire il vero un po’ anche a me, questa parola sembra vecchia.
In effetti lo è perché le newsletter sono uno dei primi mezzi di diffusione delle informazioni nati con Internet, praticamente vecchi quanto la posta elettronica stessa.

Il grande vantaggio delle newsletter è che propongono una raccolta di notizie già pronta, una selezione molto spesso tematica di articoli fatta da qualcun altro.
Inoltre, come per la maggior parte delle informazioni reperibili sul web, sono gratis.

Lo svantaggio è sicuramente legato al fatto che bisogna trovare quelle giuste, e che bisogna poi perdere un po’ di tempo a organizzarle (ne parlo tra poco) e a capire se vale la pena leggerle spesso.

Non sono abbonato a molte newsletter, ma alcune sono molto valide. Vediamo quali sono.

Next Draft

Next Draft

Non posso che partire da Next Draft di Dave Pell, del quale ho già parlato in passato.

Pell raccoglie quasi ogni giorno le notizie più affascinanti del web, e le invia direttamente nella casella mail dei suoi abbonati.
Le notizie riguardano molto spesso temi di attualità, ma vengono riportati aspetti meno noti della vicenda, o approfondimenti che spesso non sono disponibili nella homepage dei vari quotidiani online, ma relegati nei link di approfondimento. Pell li trova e ve li manda.

Ovviamente ci sono anche articoli non legati all’attualità che spesso sono i più interessanti, come ad esempio questa analisi sul fatto che il diminuire dei killer seriali è legato ad una maggior fiducia tra le persone.

Il lato negativo (si fa per dire) di Next Draft è che dieci notizie al giorno, tutti i giorni, sono veramente tante. Quindi spesso vi troverete a buttare molte edizioni della newsletter senza averle lette.
Ma ne vale la pena.

Hacker News

Hacker News

Hacker News è probabilmente la fonte relativa a tutte le notizie di tecnologia, economia e politica in qualche modo legate al web e ai nuovi media.

Anche se il suo nome può ricordare ambienti troppo smanettoni, non è assolutamente legata (solo) al mondo dell’hacking e della sicurezza informatica. Era partita con l’idea di coinvolgere smanettoni e imprenditori in un incubatore di startup, ma ora è diventato uno dei luoghi di diffusione di notizie e di scambio di idee più interessanti del web.

Essendo un aggregatore non è possibile nativamente riceverlo, però c’è il modo di automatizzare il tutto, usando naturalmente IFTTT (della cui estrema utilità ho già parlato qui).

Esiste infatti un fantastico servizio, chiamato Hacker News Daily, che fa un riepilogo dei dieci articoli più votati su HN del giorno.
Di questo servizio è disponibile un feed RSS (anche di questi ne riparleremo dopo), e tramite IFTTT è possibile ricevere il riassunto del giorno via email.

IFTTT Recipe: Daily top stories from Hacker News directly in your inbox

In questo modo Hacker News diventa una vera e propria newsletter quotidiana, che permette di avere ogni giorno le storie più interessanti, con i link diretti e senza passare per l’aggregatore.Cosa ancora più interessante è che la newsletter così creata contiene anche il link al thread di commenti su HN, fonte di approfondimento davvero utile e completa, visto l’alto livello di preparazione e competenza dei partecipanti.

Un esempio è questa discussione su quale sia il peggior IDE del mondo.

Hacker News è una fonte preziosa ed inesauribile sia di notizie che di commenti, opinioni e confronti. Ma proprio per la sua elevata partecipazione potrebbe essere un enorme spreco di tempo seguire tutti i link o leggere tutte le segnalazioni.

Con questa newsletter è possibile vedere solo le 10 più importanti e fare un giretto rapido.

Intelligent Life

Intelligent Life

Usciamo un po’ dall’ambito tecnologico e parliamo di cultura.

Intelligent Life, rivista bimestrale dell’Economist, è forse la migliore nel suo campo in Europa, se non nel mondo.

Pur valendo in pieno i soldi dell’abbonamento, Intelligent Life non solo è gratuita su iPad, ma pubblica anche una newsletter settimanale con un riassunto degli articoli del numero in edicola, più approfondimenti e commenti dal loro sito.

Intelligent Life copre non solo le arti come scrittura, cinema e teatro, ma anche filosofia, viaggi e approfondimenti sull’attualità. Il tutto unito a interventi sui loro blog e fantastiche gallerie fotografiche da tutto il mondo.

Alcuni esempi sono questo articolo su come i medici devono comunicare una brutta notizia , o questa magnifica galleria su stazioni abbandonate in tutto il mondo.

Una delle sezioni che preferisco è quella del Visual CV (meglio sulla rivista che sul web, purtroppo).

Brain Pickings

brainpickings

Quasi una fusione tra Next Draft e Intelligent Life è Brain Pickings.

Il sito, e la relativa newsletter, presentano ricerche e approfondimenti orientati principalmente su recensioni di saggi e romanzi, ma è davvero un contenitore molto completo di cibo per il ceverllo.

Esempi sono le dieci regole di scrittura di Elmore Leonard, oppure delle illustrazioni vintage delle favole di Esopo.

Nota negativa: richiede davvero molto tempo per essere letta, e spesso è molto orientata sulla cultura statunitense.
Un po’ troppo forse per i gusti europei.

Medium

medium

Medium è un servizio nato da poco, creato dal fondatore di Twitter Ev Williams, è orientato solo ed esclusivamente a fornire la migliore qualità di scrittura e lettura possibile. Medium pubblica una newsletter settimanale con i migliori articoli pubblicati dai sui contributori, e scelti dalla redazione.

È ancora un po’ in rodaggio, e ci sono alcune polemiche sull’attribuzione dei contenuti e sul fatto che scrivendo lì si potrebbe perdere il controllo delle proprie opere. Resta comunque, se non altro per l’hype che sta avendo in questo momento, uno dei siti più interessanti da leggere.

Questo articolo sulle tipologie di cibo nei supermercati americani è uno degli ottimi esempi del tipo di contenuto che si può trovare su Medium.

Ah, tanto per fare un po’ di pubblicità, da poco su Medium ho iniziato a scrivere anche io. In Inglese, sia con traduzioni di articoli pubblicati qui che con pezzi scritti esclusivamente lì sopra.

SlideShare

slideshare

Concludiamo con un ritorno a temi più tecnologici/business, con la newsletter settimanale pubblicata da SlideShare.

Ogni settimana invia le presentazioni più viste e condivise e, pur se non sempre interessanti né particolarmente originali, spesso su SlideShare si trovano lavori interessanti. Quello che penso sia l’uso migliore dello strumento, oltre a trovare magari autori interessanti, e poi leggere e sottoscrivere il feed del loro blog (vedi sotto), molte slide sono utili per rafforzare i propri articoli o commenti, e trovare rapidamente dati e infografiche che altrove sono più complesse da rimediare.

Qualche esempio: questa introduzione al cloud computing, o perché è facile imparare una nuova lingua su internet.

Social Network

Naturalmente una delle fonti principali, oltre che mezzo dove diffondere le notizie, sono i social network.

Twitter

Quando si parla di ricerca di notizie, l’obiettivo principale non può che essere Twitter.

twitter

Anche Twitter pubblica una sua semi-newletter, inviando ai suoi utenti quello che fa più tendenza di recente.
Basandosi naturalmente sugli interessi, le interazioni e i follow dell’utente stesso.

Essendo anche Twitter un oceano infinito di post, notizie e link, è difficile seguirlo efficacemente e in breve tempo, anche con poche centinaia di follow.

Questo riassunto è quindi molto utile, perché permette di trovare subito il tema del giorno, magari poi da approfondire cercando l’opportuno #hashtag.

LinkedIn

linkedin

Seppur orientato principalmente alle tematiche e dinamiche di business, LinkedIn Today è un’altra fonte preziosa per informazioni e notizie.

Anche LinkedIn invia una newsletter riepilogativa sul top content, ricca di articoli delle persone che sono state invitate a scrivere articoli sul social (quindi c’è un controllo a monte che garantisce qualità), ma anche di post provenienti da altri siti di notizie e articoli su affari, finanza e tecnologia.
La qualità è appunto la caratteristica fondamentale visto che si possono leggere articoli come questo sui social network scritto dal fondatore di HootSuite, oppure articoli sulla produttività o sul personal branding scritti da esperti nel settore.

Facebook

Facebook è sicuramente il posto migliore per condividere e commentare, un po’ meno quando si tratta di trovare notizie o seguire le fonti.

Questo perché la timeline tende a diventare un po’ troppo congestionata se si seguono troppe pagine e si hanno troppi amici, e i filtri non servono ad altro che a nascondere le cose sotto il tappeto. E non rivederle mai più.

Magari provate a fare delle liste di interessi in questo modo

facebooklists

Però è anche vero che non ho mai trovato un modo valido per tenermi aggiornato sulle pagine che seguo. Anche perché l’algoritmo di Facebook peggiora la situazione mettendo in evidenza solo le pagine e le persone con le quali si hanno più interazioni. Questo diminuisce drasticamente la possibilità di avere un aggiornamento interessante da una pagina che magari non si legge da qualche settimana.

Il consiglio definitivo è sempre quello: seguite solo le persone giuste. Sicuramente ci sarà uno scambio proficuo 🙂

Feed RSS

Una volta c’era il grandioso Google Reader. Poi si sono accorti che invece di fargli guadagnare soldi forse glieli faceva perdere e l’hanno ucciso.

Però una piccola startup ha preso la palla al balzo, e ha potenziato il suo servizio in pochi mesi, guadagnando il favore di tanti utenti (anche paganti).

Si tratta di Feedly

feedly

Feedly è attualmente il servizio web più efficace per leggere i feed RSS dei vari blog o siti. Non è certamente (ancora) all’altezza di Google Reader, in particolare per la velocità e semplicità di lettura, ma resta tutt’oggi il migliore e quello che consiglio.

Nel corso del tempo ho raccolto circa 900 feed, un po’ da ripulire ma il numero è quello.

La lettura dei blog è sicuramente una delle fonti principali, organizzate secondo i vari temi

feeds

Feedly è sicuramente un posto da frequentare spesso, anche e soprattutto tramite la loro app per iPad.

È preferibile, se disponibili, abbonarsi al feed integrale degli articoli, in modo da leggerlo tutto dentro Feedly, impostando il testo secondo preferenza. Questo permette di non andare al sito originale (motivo per cui Google chiuse il Reader), e di leggere in un ambiente più leggero e focalizzandosi solo sul testo.

Da Feedly è possibile salvare gli articoli preferiti e ovviamene condividerli sui social network per diffonderli e commentarli.

Per trovare nuovi blog e i loro feed invece è consigliabile andare sui blog, e vedere se pubblicano un blogroll di siti simili, o magari leggere i commenti e vedere se i blog dei commentatori possono interessare.

Gran parte dei miei feed li ho scovati proprio così.

Podcast

Sono sempre stato e sono ancora un grande fan della radio.

È uno strumento che permette di conoscere e restare informati su praticamente tutto senza però orientare tutta la propria attenzione ad uno strumento (come ad esempio leggere dal browser o guardare la tv).

Il modo ottimale per ascoltare i programmi radiofonici che si preferiscono è ovviamente sottoscrivere un podcast. Il momento di ascolto ideale per me è nel tragitto casa-lavoro-casa, sia perché permette di alleviare lo stress del traffico sia perché lascia appunto le mani libere per guidare o, se prendo i mezzi pubblici, per fare altro magari leggendo l’iPad.

Tra le radio che consiglio c’è senza dubbio Radio 24 (qui trovate tutti i podcast).

radio24

Gli investimenti fatti dal Sole 24 Ore negli ultimi anni hanno portato ad avere un parco conduttori di eccellenza, alcuni certamente orientati su economia e politica (quest’ultima un po’ troppo), però la trasmissione di pubblica è naturalmente MelogLa realtà condivisa, di Gianluca Nicoletti.

Devo a Nicoletti un’enorme quantità di ore di intrattenimento intelligente, e un numero altrettanto elevato di spunti raccolti poi in articoli o segnalazioni in giro.

Un altro esempio molto valido di radio, stavolta in lingua inglese è la National Public Radio statunitense.

npr

La NPR fornisce moltissimi programmi di approfondimento su attualità, scienza e cultura. Molto spesso citata da Pell in Next Draft è sicuramente un posto in cui trovare molte opinioni e commenti interessanti.

Come organizzare le fonti?

Questa sezione è particolarmente complessa da spiegare, sia perché ognuno ha le sue preferenze di classificazione e organizzazione del lavoro, sia perché gli strumenti a disposizione sono i più diversi.

Come già detto, per quanto riguarda le email io uso abbastanza intensivamente le etichette di Gmail, che consentono di archiviare dinamicamente i vari messaggi e, cosa più importante di tutte, lasciare la inbox vuota. Perché quella serve solo per i messaggi reali o urgenti, non per le notifiche o le newsletter.

Più o meno la situazione è questa

gmaillabels

Per gli articoli trovati in giro, dai social network o letti su Feedly, il consiglio è di utilizzare uno dei tanti servizi di read-it-later.

La mia preferenza va a Pocket, principalmente per lo stile elegante e pulito e per la sua davvero ottima app per iPad.

pocket

Ma ci sono anche Instapaper, Bitly, Readability e tanti altri.

Se ne usate diversi, c’è sempre l’onnipresente IFTTT che vi permette di sincronizzare i salvataggi su tutti i servizi, magari partendo proprio da Feedly

iftttread

Ora tocca a voi

Questo elenco non ha nessuna volontà di essere esaustivo né adatto a tutti i gusti o interessi.

L’idea con cui ho scritto questo articolo è quella di fornire una panoramica di quanto

E voi? Quali sono le vostre fonti e come vi organizzate per raccogliere informazioni nel mare magnum del web?

Fatemi sapere, mi fa sempre piacere scambiare fonti interessanti e, ancora di più, trucchi&consigli per trovare nuove notizie.

Non mi fate nemmeno più schifo…

Lo stato del giornalismo in Italia è ad un livello pietoso da parecchio tempo, ma recentemente il confronto con i maggiori quotidiani europei e esteri ha raggiunto vette molto alte, spinte soprattutto dall’incapacità dei giornalisti (preferisco questo come insulto a giornalai, visto che gli ultimi sono persone che almeno il lavoro se lo sudano) di capire quello che sta succedendo nel mondo. O troppo attenti a servire bene il loro padrone o troppo stupidi per comprendere alcunché (e quindi utili solo a servire bene il loro padrone).

Non solo hanno seguito con distacco e scarso interesse, dovuto a ignoranza o complicità, la storia di Prism e dei file di Snowden, portata avanti magistralmente da Glenn Greenwald, un grande giornalista di un grande giornale come il Guardian (quotidiano davvero libero ed indipendente, ed infatti con tanti problemi finanziari).

Non solo hanno seguito il caso Wikileaks sempre con lo stesso distacco incompreso, mirandolo solo ai propri tornaconti politici (ah, l’ambasciatore diceva in segreto che Berlusconi era un buffone, ahahah).

Ma ora, dopo una sentenza vergognosa, che dimostra come non mai che il concetto di land of the free in USA vale solo per i potenti, e che è stata riassunta proprio da Greenwald così:

Proprio dopo quella sentenza, invece che spiegare cosa è successo, il significato di quella condanna e fare un dossier dettagliato che spieghi i fatti, pubblicano una notiziola da gossip di quart’ordine.

Il Corriere solo in box

manningcor

Repubblica ovviamente ci carica anche la foto stile morboso-cronaca vera-novella 2000

manningrep

Tutto questo inquadrato in una trattazione del personaggio degna di una discussione da bar dello sport, come ricorda correttamente Stefania Maurizi su Twitter

Come detto nel titolo non mi fate nemmeno più schifo, mi fate solo pietà.

Voi e chi ancora vi da soldi, che sia lo Stato con le sovvenzioni o qualche lettore che ancora spera di avere in mano un quotidiano europeo.

Perché si sa, i negri…

Sono le due di notte a Boston, è una fredda, buia e cupa notte di gennaio 1995.

Quattro uomini, tutti neri e con abiti scuri, escono dal parcheggio di un fastfood a bordo della loro Lexus dorata. Alla radio risuonano le note di Streets of Philadelphia del Boss, e alle loro spalle lasciano un cadavere ucciso a colpi di pistola.

Durante la fuga, la radio della polizia trasmette erroneamente la notizia che il morto è un poliziotto. Questo trasforma un normale inseguimento a dei criminali di una gang di Boston in una caccia all’uomo, e alla vendetta, che coinvolge tutte le volanti di tutti i distretti della città.

La Lexus si ferma in un vicolo cieco, mentre attorno il suono delle sirene della polizia si fa sempre più vicino. I quattro occupanti escono, scappando via in direzioni diverse.

La prima auto della polizia ad arrivare è un’auto civetta, guidata da un poliziotto in borghese Michael Cox.
Cox è un agente esperto della squadra antigang, anche lui è cresciuto nel ghetto, anche lui è nero e quella sera ha indosso una felpa e jeans scuri.

Cox si getta all’inseguimento di uno dei sospettati, “Smut” Brown. Lo bracca fino ad una grata metallica dietro una delle case del quartiere, ma Brown riesce a saltare dall’altra parte. Cox allora si prepara a scalare anche lui la grata, quando viene colpito alla testa da un oggetto pesante, forse una torcia, più probabilmente un manganello.

Un altro agente della polizia, in uniforme, era arrivato sulla scena e aveva scambiato Cox per uno dei sospettati. In poco tempo Cox, ormai a terra quasi svenuto, viene circondato da altri poliziotti che iniziano a pestarlo. Ad un tratto qualcuno urla: Fermatevi, è un poliziotto! È un poliziotto!“.

Tutti scappano, lasciando Cox svenuto, con un trauma cranico, ferite ovunque e un danno al fegato.

Contemporaneamente arriva sulla scena Kenny Conley, bianco, atletico. Conley vede Brown scavalcare la grata, lo insegue e lo arresta dopo qualche isolato.

Conley fu interrogato sull’accaduto, ma disse di non aver visto l’aggressione a Cox. Fu incriminato per questo (ma prosciolto dopo diversi anni e processi e implicazioni psicologiche di cui parlerò un’altra volta), ma in ogni caso non fu mai possibile individuare i poliziotti coinvolti nel pestaggio.

Perché si sa, se un negro sta tentando di scalare una grata è sicuramente colpevole, e se ha sparato ad un poliziotto va ammazzato di botte.

Sono circa le due di notte a Perugia è una fredda, buia e cupa notte di novembre 2007.

Un ragazzo, nero, è in bagno a casa di un’amica perché non ha forti dolori di pancia. Per passare il tempo ha messo le cuffie (enormi, come previsto dalla moda) del suo iPod. Forse sta sentendo Ayo Technology, di 50 Cent e Justin Timberlake.

Ad un tratto sente degli strani rumori provenire dalle altre stanze della casa. Rumori seguiti da un urlo, l’urlo della sua amica.

Il ragazzo, che si chiama Rudy Guede, si toglie le cuffie, si tira su i pantaloni ed esce dal bagno.

Andando nella camera dell’amica vede altri due ragazzi, un uomo ed una donna. Entrambi bianchi, entrambi WASP.

L’uomo lo guarda e dice:”Negro trovato, negro accusato.”
I due se ne vanno e lasciano Guede da solo nella casa, insieme alla sua amica. Che si chiamava Meredith Kercher, e che ora è morta, sgozzata, nella sua camera.

Guede scappa, ma viene in seguito arrestato (dopo l’arresto e la successiva scarcerazione di un altro negro accusato ingiustamente, Patrick Lumumba), accusato e condannato per concorso nell’omicidio di Meredith. Durante il processo testimonierà che a dirgli quella frase fu Raffaele Sollecito. Uno dei due bianchi. La sua versione non è stata provata giuridicamente, ma la frase di Sollecito era ed è assolutamente verosimile. Anche in Italia, nel 2007.

Perché si sa, se un negro viene trovato sulla scena di un crimine sarà sicuramente colpa sua.

Sono circa le sette di sera a Sanford è una fredda, buia e cupa sera di febbraio 2012.

Un ragazzo di 17 anni, nero, è all’interno di Twin Lakes, un consorzio urbano nella città della Florida. Il consorzio è un’area privata protetta da grate.

Il ragazzo sta tornando da un minimarket 7-eleven, si chiama Trayvon Martin ed è a casa della fidanzata del padre, che abita a Twin Lakes.

Sulla stessa strada passa l’auto di un uomo, ispanico, di nome George Zimmerman. Alla radio danno Set Fire to the Rain di Adele.
Zimmerman, che  è uno dei responsabili della ronde di abitanti nel consorzio di Twin Lakes, vede Martin. Forse lo chiama, ma il ragazzo si spaventa, e fugge.

Zimmerman non lo conosce, pensa che sia un ladro, lo insegue e gli spara. Uccidendolo.

Qualche giorno fa, dopo un lungo e faticoso processo, George Zimmerman è stato assolto per l’omicidio di Trayvon Martin, in nome della legge statunitense Stand-your-ground, che giustifica l’utilizzo della forza in caso un cittadino si senta in grave ed incombente pericolo.

Il verdetto ha portato grande emozione e rabbia nell’opinione pubblica americana.

Talmente tanto che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, un nero che ha sempre minimizzato le implicazioni razziali, e ha sempre cercato di riportare il discorso alla persona e non alla sua etnia, ha detto in un una conferenza stampa che: “35 anni fa, Trayvon Martin avrei potuto essere io.”

E ha aggiunto che, almeno fino a quando non è diventato senatore, è stato uno dei tanti afroamericani che abbiano sentito gli sportelli bloccarsi, mentre si avvicinano a un’auto.

Perché si sa, se un negro gira attorno a casa vostra è per rapinarvi o per uccidervi.
E va ucciso prima lui.

Italia e USA non sono diverse, sono fin troppo uguali in questa storia.

E se nella più grande democrazia del mondo ancora oggi un ragazzo può morire perché nero, o un poliziotto può essere ammazzato di botte dai suoi colleghi perché nero. In Italia le cose non cambiano di molto, anzi come al solito siamo sempre un po’ indietro  e messi peggio rispetto agli USA.

In Italia un ministro nero (e siamo onesti, messo lì perché nero), viene aggredito con toni apertamente razzisti da uno dei più alti esponenti dello Stato. E ancora più grave sono le ridicole giustificazioni, come se fosse lo stesso prendere in giro uno perché è basso, grasso o zoppo.

Perché si sa, i negri sono come le scimmie delle foreste da cui provengono.

E non servono leggi speciali ad aggravare un reato rispetto ad un altro, leggi che anzi continuano ad umiliare le minoranze (puttane, negri, nerd, froci, ciccioni, chi più ne ha più ne metta).

Servono cambiamenti culturali profondi e applicare bene le regole che già ci sono.

E non pensate che serva aspettare che arrivino le seconde e terze generazioni di immigrati.

Gli Stati Uniti saranno alla ventesima, ma i negri sono sempre colpevoli e Bruce deve sempre cantare questa maledetta e bellissima canzone.

Chi era Douglas Engelbart

La notizia della morte di Douglas Engelbart è passata un po’ troppo in sordina, anche e soprattutto sui siti di tecnologia e sui blog che di solito ospitano questo genere di informazioni.

È successo perché Engelbart non era quel tipo di persone che amano stare davanti all’obbiettivo, in fondo è sempre stato uno dei più grandi ingegneri che hanno creato il sistema complesso sul quale state leggendo questo articolo.

Anche la definizione visionario, in fondo, sembra più un etichetta postuma piuttosto che una reale descrizione della sua attività.

Engelbart è ricordato nei frettolosi coccodrilli solo per il suo contributo all’invenzione del mouse, ma le sua idee sull’interoperabilità dei sistemi erano così dettagliate e puntuali, che sono tutt’oggi la base su cui fonda l’idea stessa di Internet.

Kottke, nell’articolo che lo ricorda, pubblica uno spettacolare filmato di una presentazione fatta da Engelbart quando lavorava allo Stanford Research Institute, uno dei gruppi di lavoro sponsorizzati dall’agenzia DARPA.

La presentazione è stata, giustamente, definita la madre di tutte le demo.
Nel filmato Engelbart descrive, con una chiarezza e competenza tipica di chi davvero sa fare il proprio lavoro, cose come: il mouse, la videoconferenza, l’ipertesto, la videoscrittura, il link dinamico a file e oggetti. Addirittura un editor collaborativo in tempo reale.

Sono tutte cose che noi oggi diamo (un po’ troppo) per scontato, ma che nel 1968 erano considerate praticamente fantascienza dalla maggior parte della popolazione. Tanto per fare un esempio, nel 1968 in Italia andava ancora in onda in televisione Non è mai troppo tardi, con il maestro Manzi.

Ecco, in quello stesso periodo Engelbart, come ricordato in un bell’articolo di The Atlantic, sviluppa concetti oltre ad un semplice strumento di puntamento.

Grazie anche al lavoro fatto da altri scienziati e tecnologi (come Vannevar Bush), Engelbart ha lavorato per creare

an integrative and comprehensive framework that ties together the technological and social aspects of personal computing technology.

Ha posto le basi per la creazione di un nuovo tipo di persona che, sfruttando il legame uomo-tecnologia tramite una interfaccia adeguata tra utente e sistema, possa disporre di strumenti più evoluti rispetto ai propri. E con questi possa affrontare i problemi di una società che diventa ogni giorno più complessa.

In quei pochi concetti c’è tracciata la strada verso cui stiamo andando in questi anni, tra internet of thingsrealtà aumentata, tra web collaborativo e smart cities.

Come chiude giustamente The Atlantic:

The Internet is still young, the web younger still. We do not know what form they will take.

Purtroppo, se n’è andato qualcosa di più del semplice inventore del mouse.

Chiamate la polizia! O i carabinieri? O i pompieri? O l’ambulanza?

Kabobo Picconatore

La terribile storia di Kabobo il picconatore folle, un personaggio così completo (nome incluso) che sembra uscito da un film horror estivo, ha scosso molte persone, e non sono ovviamente mancate le strumentalizzazioni politiche da tutte le parti né i soliti stracciamenti di vesti dei vari opinionisti televisivi.

Però quello che è e resta un gesto di un folle, e quindi inevitabile per definizione, che sia clandestino o milanese da sette generazioni, ha colpito per un particolare: la mancata segnalazione delle aggressioni. Che ha portato ad un ritardo nell’intervento delle forze dell’ordine, e quindi a ancora più tempo al picconatore per compiere la sua strage mattutina.

Questa cosa è stata analizzata molto bene in questo articolo del Corsera di Milano, dal titolo La paura che ci spinge a non chiamare il 112.

L’articolo ricorda come la follia di Kabobo sia stata segnalata alla polizia un’ora e mezza dopo l’inizio del killing spree.

Le prime tre vittime del folle non hanno infatti avvertito nessuno, se non i soccorsi medici:

Sono svenuto e quando ho ripreso conoscenza la strada era deserta», ha raccontato ieri dal citofono della sua abitazione, accanto alla moglie, dopo essere stato dimesso dall’ospedale. «Ho barcollato fino a casa, ho impiegato tempo». Aggiunge la donna: «Non abbiamo neppure realizzato di cosa si trattasse, per questo non abbiamo pensato di avvertire i carabinieri, ma solo l’ambulanza. In ospedale, quando sono arrivati altri feriti, abbiamo capito».

L’articolo cita anche gli altri aggrediti, dicendo cosa hanno (o meglio non hanno) fatto dopo l’aggressione, prima comunque di andare in ospedale, dove è partito poi l’allarme definitivo.

Il giornalista, cercando di capire il perché di questo comportamento intervista anche i soliti espertoni, sociologhi (ahahhaha) e psic* sempre pronti a commentare tutto, che sintetizzano più o meno così:

Facciamo parte di una società individualista con uno scarso senso della cosa pubblica, come conferma l’episodio di sabato mattina.

O con idiozie ancora peggiori:

La liquidità dei legami di oggi rende quasi impossibile identificarsi nel bene comune, nelle ragioni della collettività.

Ecco, queste sono tutte cazzate.

Il motivo principale, come viene riportato da diversi commentatori all’articolo (che non hanno perso tempo in facoltà inutili e quindi ragionano bene) è molto, molto più semplice.

In Italia non esiste un numero unico di emergenza.

Sì, perché l’Italia è il paese delle parrocchiette, degli orticelli e delle caste. Quindi ognuno deve avere un sistemino suo, un numerino suo a tre cifre, un suo corpo d’emergenza personale.

In altri paesi non esiste questo concetto. Negli Stati Uniti c’è solo il 911. Qualsiasi sia l’emergenza tu chiami loro e loro ti mandano quello che serve, ma tenendo traccia di tutto.

Sì perché in questi casi la velocità di diffusione e la condivisione dell’informazione è essenziale.

Se c’è un pazzo che prende a picconate tre persone e uno chiama il 118, uno il 113 e uno il 112, nessuno correlerà mai le cose. Ognuno penserà ad un caso isolato perché non è conoscenza degli altri tre casi.

Questo si riflette anche sulla popolazione e sulle azioni che i cittadini compiono. Perché se io ho tanti numeri per un’emergenza, quando sarò davvero in emergenza, magari non chiamerò proprio nessuno. Serve una strada da percorrere in momenti critici, non si deve avere scelta. Perché più c’è scelta più si aumenta l’entropia più si hanno comportamenti confusi e non adeguati ad una risposta rapida ed efficiente.

L’unificazione dei numeri di emergenza non è una cosa nuova ma, come tante cose italiche, è dimenticata, ma non da tutti.

Il caos in cui siamo è ben ricordato da 112 Italia, organizzazione che si rifà alla European Emergency Number Association e alla 112 Foundation, una ONG impegnata da anni per far sì che il 112 sia il numero unico di emergenza in tutta Europa. 

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In Italia invece siamo messi così:

Difficile capirci qualcosa vero? Figuriamoci in emergenza.

112 Italia ha una bella pagina in cui descrive la situazione italiana, tra proposte, ipotesi, impegni e quant’altro, e un confronto con la situazione europea.
Tra l’altro proprio la situazione dell’Italia rispetto al resto dell’Europa ha spinto qualche anno fa la Commissione UE ad aprire una procedura di infrazione contro l’Italia, poi archiviata perché il Governo nel 2010 ci ha messo una pezza. Pezza inutile ovviamente, perché si tratta dell’ennesima sperimentazione che non avrà mai né fine né un qualunque risultato utile. Quindi presto temo che ne risentiremo parlare.

Queste che sembrano elucubrazioni esagerate non lo sono, perché corrette procedure e servizi servono a salvare delle vite.

I telefonini e smartphone che tutti abbiamo in tasca permettono di chiamare, anche se bloccati, due numeri: il 911 e il 112.

Quindi se vi serve un’ambulanza in Italia, non la potrete chiamare.

Altro che liquidità dei legami di oggi.