Marissa Mayer vuole i suoi dipendenti “fisicamente insieme”

Chi segue le notizie di tecnologia conoscerà sicuramente la storia di Marissa Mayer.

mmayer

Prima ingegnere donna di Google, assunta da Yahoo! come CEO mentre era incinta e quindi simbolo di una donna giovane, molto brava, che riesce a portare avanti una carriera luminosa con un forte desiderio di famiglia.

La Mayer era stata chiamata proprio per risollevare le sorti di quello che tanto tempo fa era uno dei principali motori di ricerca, e che ora è diventata un’azienda che non si sa bene cosa faccia.

Tra le varie modifiche fatte da quando lei è alla guida della società, l’ultima è quella che sicuramente ha scatenato più discussione e più eco, anche nella stampa generalista. Ovvero la decisione di eliminare il telelavoro.

Questa la nota che il capo del personale di Yahoo! ha inviato a tutti i dipendenti (pubblicata da AllThingsD):

To become the absolute best place to work, communication and collaboration will be important, so we need to be working side-by-side. That is why it is critical that we are all present in our offices. Some of the best decisions and insights come from hallway and cafeteria discussions, meeting new people, and impromptu team meetings. Speed and quality are often sacrificed when we work from home. We need to be one Yahoo!, and that starts with physically being together.

Beginning in June, we’re asking all employees with work-from-home arrangements to work in Yahoo! offices. If this impacts you, your management has already been in touch with next steps. And, for the rest of us who occasionally have to stay home for the cable guy, please use your best judgment in the spirit of collaboration. Being a Yahoo isn’t just about your day-to-day job, it is about the interactions and experiences that are only possible in our offices.

La notizia è rimbalzata ovunque e, come era prevedibile, scatenato molti commenti e molte polemiche. Soprattutto perché nel mondo delle aziende tecnologiche USA il telelavoro e la flessibilità sono sempre state uno dei punti forti della loro competitività, in particolare riguardo alla maggiore “rigidità” dei modelli lavorativi europei.

Tra i commenti più interessanti c’è senza dubbio quello di Richard Branson, capo della Virgin, Branson ha pubblicato un post dal titolo molto esplicativo Give people the freedom of where to work. In cui si dichiara molto perplesso per la scelta di Yahoo!, in particolare perché

If you provide the right technology to keep in touch, maintain regular communication and get the right balance between remote and office working, people will be motivated to work responsibly, quickly and with high quality.

Working life isn’t 9-5 any more. The world is connected. Companies that do not embrace this are missing a trick.

Ma i commenti ovviamente non finiscono qui. Anzi ampliano il discorso dalla scelta specifica di Yahoo! (che ha risposto alle polemiche con un deciso “questo è quello che serve a Yahoo! oggi”), parlando anche di cosa è esattamente il telelavoro, quali sono i suoi pro e i suoi contro.

In questo interessante articolo di Herb Greenberg su LinkedIn Today, dal titolo Working from Home: The Good, the Bad & the Ugly, tira un po’ le somme su cosa significa lavorare da casa.

La sintesi che fa Greenberg, giornalista di CNBC, è che i lati positivi sono sicuramente meno tempo perso (non bisogna perdere tempo a fare il pendolare), meno spese e una maggiore quiete nel proprio ufficio casalingo.

I lati negativi sono, comprensibilmente, che si lavora sempre. Perdendo infatti il dualismo casa-ufficio, si perde anche l’interruzione fisica di due fasi distinte della propria giornata. Inoltre, e questo il punto focale della scelta di Yahoo!, è che non c’è il confronto creativo, casuale, fisico, che succede in ogni ufficio, nei corridoi e alle macchinette del caffè. Si può infatti cadere in un isolamento e alienazione che può aiutare sì lavoratori molto concentrati, ma che forse a lungo andare potrebbe penalizzare l’azienda come un gruppo complesso.

In Italia siamo sempre qualche anno indietro agli USA su questi temi, ma ne stiamo parlando sempre di più, soprattutto su aziende non di proprietà USA.

Forse è il caso di sfruttare questo dibattito anche per analizzare fin da ora i lati positivi e negativi di questa modalità di lavorare, e cercare di strutturare un sistema che sia ottimale per i lavoratori e per l’azienda.

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